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Qualche passo nel cielo

La “sala riunioni” della palestra dell’associazione di circo contemporaneo Quattrox4 è un cortile ombreggiato da un pergolato fiorito. Da qui si intravedono gli allievi che si allenano: la grazia silenziosa delle acrobazie dei corpi nell’aria è interrotta ogni tanto dalla vibrazione attutita di un atterraggio. C’erano una volta il tendone, i leoni, i lustrini: «E anche l’exploit fine a se stesso. Il circo tradizionale metteva in scena una sorta di percorso dal facile al difficilissimo che si esauriva con l’applauso catartico: vedevi il giocoliere lanciare 2 clave poi 3 poi 5 e così via. Il circo contemporaneo scardina il concetto di virtuosismo, senza eliminarlo. Io le 5 clave le so fare, catturo la tua attenzione, ma poi passo alla mia compagna un fiore che lo mette nella scarpa. Attraverso le cinque clave ho attirato il pubblico, poi ho fatto un’altra azione che per noi ha un significato, racconta una storia». Filippo Malerba è il fondatore dell’associazione Quattrox4, indossa camicia e pantaloni lunghi: è vestito come un impiegato, ma ha i piedi nudi. Tra poco si spoglierà dei suoi vestiti borghesi e afferrerà una corda nell’aria, e poi un’altra. Il suo sfondo è una grande palestra con i muri dipinti di nero che ogni sera diventa una comunità di allievi e artisti e di giorno si popola di bambini che vengono a imparare le arti circensi: «Attraverso il circo esploriamo la dimensione della socialità. Abbiamo fondato una compagnia e collaboriamo con artisti europei e italiani che invitiamo alla nostra rassegna Fuori Asse. È come una stagione teatrale, solo che gli appuntamenti sono tutti legati al circo. Vogliamo scardinare il pregiudizio “sono già andato al circo” perché il circo contemporaneo è un’altra cosa». Qualcosa di molto più vicino al teatro, che ha mandato in soffitta il toupet di Moira Orfei e anche la tradizione familistica: «Veniamo tutti da background diversi e facciamo circo perché ci piace, non siamo una famiglia ma una comunità e con le altre realtà come noi c’è molta più condivisione che competizione». Ma la sensazione di pancia che ti mozza il respiro quando vedi qualcuno come Filippo sospeso a decine di metri dalla terra senza protezione quella no, non va mai in soffitta: «condividere è fondamentale: siamo consapevoli di fare cose pericolose e abbiamo bisogno della vicinanza fisica e psicologica degli altri artisti mentre proviamo: dare e ricevere assistenza è alla base del circo, perché se fai un passo falso non sbagli il calcio di rigore, ti fai male. Il circo cambia nel tempo eppure rimane quella dimensione in cui avverti il pericolo nella pelle».

La rassegna Fuori Asse è sostenuta all’interno del progetto FUNDER35. Nato nel 2012, mira ad accompagnare le imprese culturali giovanili nell’acquisizione di modelli gestionali e di produzione tali da garantirne un migliore posizionamento sul mercato e una maggiore efficienza e sostenibilità. Un’iniziativa che ha concentrato le risorse 18 fondazioni aderenti all’Acri, l’associazione che riunisce le fondazioni di origine bancaria in Italia, con Fondazione Cariplo in qualità di capofila.  

Le foto di questa gallery sono state scattate da Fedele, Massimo, Dario e sono in mostra alle Gallerie d'Italia - Piazza Scala. Clicca qui per altre info > bit.ly/13storiedallastrada #riscatti

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